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Focaccia genovese soffice: la fase della lievitazione che fa la differenza

📅 15 Agosto 2026✍️ di Renato Balzano⏱️ 6 min di lettura

Hai provato più volte a preparare una focaccia che restasse morbida fino a sera, ma qualcosa non torna: la superficie è invitante, l’olio profuma, eppure al morso la mollica cede poco, si asciuga in fretta o rimane “panosa”. Il punto decisivo non è un segreto da fornaio, è una fase precisa: la lievitazione in teglia. Se gestisci bene quel passaggio, con tempi, temperatura e salamoia calibrati, la sofficità arriva puntuale. Te lo dico da cuoco cresciuto in un borgo di Maremma, tra impasti fatti a mano e olio buono: per far rendere al massimo la focaccia devi scegliere e rispettare alcuni criteri senza compromessi.

Il problema: una bontà che spesso delude al morso

Tu cerchi una focaccia alta il giusto, con alveoli piccoli e diffusi, elastica ma non gommosa, fragrante e umida al centro. Invece ti ritrovi con una mollica compatta, una crosta che secca dopo poche ore e un sapore piatto. È la classica conseguenza di una lievitazione mal gestita nella fase finale, quando l’impasto è già steso in teglia. Lì si gioca la partita.

La maggior parte degli errori nasce da due fattori: tempi sbagliati (troppo corti o troppo lunghi) e salamoia gestita male. Se poi usi una farina poco adatta o pressi l’impasto con troppa foga, puoi dire addio alla sofficità.

La fase decisiva: la seconda lievitazione in teglia

Dopo l’impasto e una prima puntata moderata, tu stendi in teglia e lasci che il tempo lavori. È qui che il reticolo di Glutine si distende senza strapparsi e i gas prodotti dal Lievito di birra si distribuiscono in modo uniforme. Tradotto: mollica soffice, alveoli regolari, umidità che resta.

Il metodo vincente è semplice: rilassamento, salamoia, appretto. Prima fai distendere l’impasto steso (15–20 minuti, coperto). Poi versi la salamoia e imprimi i classici “ditali” senza arrivare in fondo, così incanali il liquido e crei microcanali di umidità. Infine lasci lievitare finché l’impasto gonfia e vibra al tocco. A 26–28 °C servono in genere 60–90 minuti; a 20–22 °C puoi arrivare a 2 ore e oltre. Se punti a sapore e digeribilità, una maturazione a freddo in frigorifero (8–12 ore prima della stesura finale) darà complessità e una sofficità più stabile.

Ingredienti e percentuali: scegli con criterio

Per una teglia domestica da 30×40 cm, usa farine di media forza, capaci di reggere grassi e riposi: W 260–280. Evita quelle troppo deboli: l’impasto cede, la mollica si appiattisce.

  • Farina 00 o 0 (W 260–280): 100%
  • Acqua: 62–68% (scegli 65% se vuoi maggiore sofficità e hai mano con gli impasti)
  • Olio extravergine nell’impasto: 6–8% (meglio delicato, profilo ligure)
  • Sale: 2.2%
  • Maltosio o miele: 1% (aiuta colore e lievitazione, senza dolcificare)
  • Lievito di birra fresco: 0.2–0.5% (meno se fai maturazione in frigo, di più se lavori in giornata)
  • Per la teglia: 10–15 g di olio per ungere bene
  • Salamoia: 50 ml di acqua, 30 ml di olio extravergine, 6–7 g di sale fino

Rosmarino? Sì, ma in punta di dita. Io preferisco tritarlo finissimo e distribuirlo solo dopo la salamoia, per non bucare eccessivamente l’impasto. Vengo da una terra di erbe e sassi caldi: se hai tra le mani un rametto raccolto al mattino, la differenza olfattiva si sente davvero.

Metodo passo-passo che ti porta al risultato

  • Impasto: sciogli il lievito in parte dell’acqua a temperatura ambiente. In planetaria o a mano, unisci farina e acqua a filo, poi aggiungi maltosio e, quando l’impasto prende corpo, incorpora l’olio a più riprese. Sale alla fine, per non ostacolare la formazione del glutine. Temperatura finale impasto: 23–25 °C.
  • Puntata: riposo coperto 60–90 minuti a 24–25 °C, con una piega dolce a metà se l’impasto appare rilassato. Obiettivo: aumento di volume del 40–50%, non il raddoppio.
  • Opzione maturazione: se vuoi più aroma e sofficità stabile, frigo 8–12 ore in contenitore unto, poi 45 minuti a temperatura ambiente prima della stesura.
  • Stesura: olia bene la teglia. Rovescia l’impasto senza sgonfiarlo, un giro di olio sulle mani e spingi con i polpastrelli dal centro verso i bordi, senza strappare. Se oppone resistenza, fermati 10–15 minuti e riprendi.
  • Rilassamento iniziale: copri e lascia 15–20 minuti. Serve a far distendere il reticolo senza lacerazioni.
  • Salamoia e impronte: distribuisci la salamoia a cucchiaiate e fai i caratteristici “ditali” con tutte le dita, in modo regolare. Non bucare fino alla teglia.
  • Appretto in teglia: 60–90 minuti a 26–28 °C, o 90–120 minuti a 20–22 °C. È pronta quando l’impasto vibra al tocco e i bordi si sollevano di 1–1,5 cm.
  • Cottura: forno ben preriscaldato, 240–250 °C statico. Teglia nella parte medio-bassa per 7–8 minuti, poi sposta a metà e completa per altri 7–10 minuti. Totale 15–18 minuti, finché il fondo è ben colorito e la superficie nocciola, lucida d’olio.
  • Uscita e rifinitura: pennella un velo d’olio a caldo. Raffredda su griglia per mantenere la base asciutta e la mollica umida.

I criteri che contano davvero

  • Tempo vs temperatura: con più calore riduci i tempi, ma rischi sovralievitazione superficiale. Meglio una via di mezzo e segni dell’impasto come guida.
  • Idratazione: sopra il 65% serve mano ferma ma regala sofficità. Se inizi, resta sul 62–63% e prendi confidenza.
  • Grassi: l’olio nell’impasto migliora morbidezza e conservazione; la salamoia crea umidità localizzata e lucentezza.
  • Forza della farina: troppo bassa, la focaccia si siede; troppo alta, avrai masticabilità eccessiva.

Gli errori più comuni e come evitarli

  • Pressare l’impasto con forza: rompi i gas e ottieni mollica fitta. Usa solo i polpastrelli.
  • Saltare il rilassamento prima della salamoia: impasto nervoso, stesura irregolare.
  • Troppo lievito: parte veloce, ma secca in fretta e profuma di fermento.
  • Sale sul lievito: rallenta la partenza. Inseriscilo sempre dopo che l’impasto ha preso corpo.
  • Forno tiepido: sotto i 230–240 °C la focaccia asciuga prima di colorire.
  • Appretto eccessivo: collassa in forno e si unge troppo in superficie.
  • Salamoia sbilanciata: troppo olio affoga la superficie, troppo sale indurisce.
  • Teglia fredda e poco unta: base pallida e moscia. Scalda bene il forno e ungi generosamente.

Se fossi al posto tuo, farei così

Andrei su farina W 270, idratazione 65%, 0.2% di lievito fresco e una maturazione in frigo di 12 ore. Stenderei in teglia ben unta, farei 20 minuti di rilassamento, poi salamoia equilibrata (50 ml acqua, 30 ml olio, 7 g sale), impronte leggere e appretto a 26 °C per 75–90 minuti. Cottura a 245 °C, 16 minuti totali, con una girata della teglia a metà. Olio ligure delicato e un pizzico di rosmarino fresco tritato fine solo alla fine. È la strada più sicura per una focaccia soffice che regge fino a sera.

Domande rapide che ti aiutano a scegliere

  • Hai fretta? Usa 0.5% di lievito e lavora tutto in giornata, ma tieni a bada l’appretto per non sforare.
  • Vuoi sapore e digeribilità? Poca quantità di lievito, maturazione lunga in frigo, appretto attento.
  • Forno domestico debole? Allunga di 2–3 minuti e sposta la teglia nella parte bassa per colorire il fondo.

Checklist operativa finale

  • Scegli farina W 260–280 e fissa l’idratazione tra 62 e 68%.
  • Usa 0.2–0.5% di lievito fresco in base ai tempi a disposizione.
  • Impasta a 23–25 °C, aggiungendo olio in più riprese e sale alla fine.
  • Puntata di 60–90 minuti, senza raddoppiare.
  • Se puoi, matura in frigo 8–12 ore per aromi e sofficità superiori.
  • Stendi in teglia unta e lascia rilassare 15–20 minuti coperto.
  • Versa salamoia bilanciata e fai le impronte con i polpastrelli.
  • Appretto in teglia: 60–90 minuti a 26–28 °C (o più lungo a 20–22 °C).
  • Cuoci a 240–250 °C per 15–18 minuti, fondo colorito e superficie nocciola.
  • All’uscita, velo d’olio e raffreddamento su griglia.

Segui questi passaggi con metodo. La focaccia che resta soffice non è fortuna: è la somma di scelte chiare, soprattutto nella fase in teglia. E quando al taglio la mollica profumerà e cederà con leggerezza, capirai di aver preso la decisione giusta.

Renato Balzano

Renato è cresciuto in un piccolo borgo della Maremma, dove aiutava la madre a preparare pane e conserve. Ha gestito per più di vent’anni un piccolo agriturismo e ama condividere ricette rustiche, spesso arricchite da erbe spontanee raccolte personalmente.

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